(questo post non ha titolo)

Penso a cose insignificanti, ma con un certo ritmo. Con perseveranza. Mi distraggono da queste ondate ermetiche che crescono dentro di me, insolubili.
Non ricordo nemmeno perchè scrivo, ancora. Questo impulso che non m’abbandona, dopotutto, non mi dà alcun sollievo. Ogni volta che appoggio i polpastrelli sui tasti mi convinco essere l’ultima. Ma il nervo mediano ha riflessi più immediati del mio pensiero. Così scrivo.
Mi ripeto, srotolo inquietudini, mi smarrisco nel labirinto degli espedienti, tratteggio vie d’uscita. Rinuncio, mi stizzisco, riprendo saldamente le redini della resistenza, mi cucio sulla pelle una nuova probabilità. Così che mi resti addosso quel poco che non renda insopportabile continuare a raccontarmi.
E, solo allora, si stacca la spina.

Non esistono vite corte o vite lunghe
ma vite vere o vitemorte o simili.

Eugenio Montale

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