(questo post non ha titolo)

Incontrarsi. Conoscersi. Aprirsi. Essere troppo giovani per aver paura di andarsene. Restare. Restare. Restare. E stare bene al punto tale da decidere. Incoscientemente. Forse. Un figlio. Perchè le cose migliorano, a volte. Camminare per le vie del centro col passeggino. E incrociare me.
Ed io, che vi osservo con sguardo intenerito, mi chiedo quanti anni potrà mai avere quella bambina vestita di verde bottiglia, nel passeggino, con la bocca del padre ma il sorrisetto furbo della madre. Quanti anni e quale valore. Quale gioia. E vedere i vostri occhi consapevoli, il vostro sorriso semplice ed essenziale.
E chiedermi. Se, mai.
Ché allargo il campo visivo a tutto il centro storico ed incontro solo coetanee incinte o già madri, vibranti di vita. E rifiutarmi di riconoscere il sentimento di invidia che mi impregna fino all’osso. Valutare il diverso peso specifico delle nostre vite e sforzarmi di non chiedermi perchè.
Perchè continuo a danzare sulla melodia del dejà-vù e non riesco a modificare lo spartito. Perchè, se io non riesco a modificare questo cazzo di spartito, non lo fa qualcun altro, per me. Capitando nella mia vita. Osservandomi senza conoscermi ed, intuendomi, commuoversi. E mescolarsi a me. Basterebbe.
Questa dispersione di vita mi rotola giù per la gola come una slavina. Incontenibile.
Sento Effe interrompere l’esondazione dei miei pensieri  Tutto bene?  Ho gli occhi lucidi e nemmeno me ne sono accorta. Tutto bene, sono le lenti a contatto che mi danno fastidio.
Volto la testa, accompagno con lo sguardo Beppe e Laura fino a quando la fiumana del centro non se li inghiotte.
Aperitivo e cena giapponese? Il meglio auspicabile.
Sì, dai. Pago il parcheggio e andiamo, chè ho
anche fame.

28 commenti

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento