(questo post non ha titolo)

E poi frammentarsi, senza poterlo impedire. Mettersi a nudo e non riconoscersi.
Urlare, piangere, e ridere in limitare dell’isteria. E promettere, rattopparsi, questuare il riscatto.
Perchè ci si lacera sempre nello stesso punto. Si maledice l’attimo, si risorge.
E poi ancora. Pensare che è giunto il momento di spingersi oltre la coerenza.
Stupirsi del patetico entusiasmo che accende la fantasia.
E con la naturalezza di un girasole, sollevare il viso e seguirla.
Mi stringo nelle spalle, incasso il collo e mi ricerco con violenza nel fondo delle pupille.
A volte si fa acuto, questo desiderio di bellezza, lo confesso.
E mi ferisce. Sottraendomi al silenzio.
Portandomi qui.

 

[ On air: Maria and the violin’s string – Ashram ]

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