(questo post non ha titolo)

Se la mia carta di credito avesse volontà e capacità di discernimento vorrebbe essere tranciata in due, lo so.
Fine settimana di consolante shopping fuori porta. Torino.
Era la giornata inaugurale dei mondiali di scherma. Centro brulicante, traffico insostenibile, negozi stipati di gente? Chissenefrega. Ci sono andata in treno, vestita come un’universitaria degli anni novanta. Ai piedi gli anfibi, ché camminare fa bene al cuore ma solo a quello.
Cinque ore di rigoroso iter: occhiata, valutazione, scelta, acquisto. Effe mi osservava con sguardo al confine tra perplesso e divertito. Io, col solo pensiero di scegliere il negozio seguente in cui entrare, mi aggiravo come un pointer inglese tra le sponde di via Roma. Via Gramsci. Via Garibaldi. Vie, vie, vie.
Lo shopping compulsivo non rappresenta la risoluzione di tutti i problemi, che novità.
Ma è un eccezionale tonico per lo spirito. Il mio umore dimostra tre anni di meno.
Non so per quanto ma tant’è.

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