(questo post non ha titolo)

Ho ancora l’ostinazione della pretesa che mi sostiene. O, verosimilmente, l’incapacità di appagarmi di riflesso. 
Non è proprio il caso di ricordarmi come ci si muove nella liquefacente frenesia di uno scambio di sguardi. Come, nella condensazione di consonanze. Nello straripare dei contenuti.
Percorrere binari paralleli, a debita distanza dall’odore dimenticato dell’assorbimento, per osmosi. Sono fastidiosamente contratta: come se tutti i riflessi sensuali e sensibili fossero stati smantellati da un lungo e preciso lavorìo dell’esperienza.
Ho mani eloquenti come quelle di un cieco ma non ho parole di rimando.
E mi ritrovo ad aspettare, ingessata, una fine che completi questo momento circolare.
Desidero cedere. Sbandierare i miei cardini spiantati.
La schiena inarcata sotto uno stillante piacere.

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