(questo post non ha titolo)

Marcio spedita.
Davanti ho due ragazzi che ciondolano, appiccicati. Camminano fianco a fianco, tenendosi una mano infilata nella tasca posteriore dei jeans attillati.
E non si lasciano andare. Ridono. Poi si guardano e si mangiano con gli occhi.
Io ho il referto dell’ecografia nella borsa e le mani fredde.
Hanno già agghindato la città per il Natale.
Ma il cielo è screziato di indaco e arancione: sembra un qualunque tramonto di fine estate.
I due ragazzi intralciano il mio incedere e se ne accorgono. Si scansano e mi sorridono con le labbra screpolate d’amore, vergognosi. Incantevoli.
La credibile certezza del mio passo viene meno. Il fiato si sospende. L’impatto con l’intensità della loro leggerezza è sconquassante.
Svolto l’angolo e mi fermo. Il referto dell’ecografia nella borsa e le mani fredde.
Sedotta dalla loro smania e trascinata fuori dal torpore, sono terrificata. Se iniziassi adesso a pormi domande potrei mettere radici in questo cemento e rapprendermi ad-esso.
Ormeggio il dove, il perchè ed il come. Mi consolo e mi sostengo, perchè mi serve ad arrivare alla macchina.
Riprendo il mondo tra pollice ed indice e via. Cento metri e poi, casa.

 

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  1. Anonimo

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