(questo post non ha titolo)

Non so mai quali anfratti sono in obbligo di nascondere.
Non mi so dosare. Finisco col lasciare enormi buchi vuoti da riempire a piacimento.
Ci sono cose che si sanno senza ascoltare e parole che tirano sassi ai vetri.
Sono egoista? Voglio qualcuno che parli le mie parole con me.
E non si fermi. Con ogni senso e senza consenso.
Che mi asserisca, se mi nego. Che mi riscatti, se mi ipoteco al poi.
Sono alle propaggini estreme di un’apprensione, diffusa.
Ma il nudo movimento tenta di vivere la sua esistenza.
Ho bisogno di un corpo che non pensa.

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