(questo post non ha titolo)

Sistemata comodamente nella dimensione amniotica del disinteresse.
Senza aver più bisogno di piacere o di dispiacere per piacere.
L’indifferenza oliata, del tutto rilassata, disinvolta, di provare il gusto di non essere più costretta a. Per.
Resto qui a osservare indegnità, ma senza spocchia.
Aprendo gli occhi, ogni volta, come fosse la prima volta: brutalmente.
Se non lo scrivo, non so quello che sento. Filtrato? No, distillato, puro.
Scrivere non mi ha mai allontanato dalla mia naturale mestizia e rabbia di donna. Scioglie, altresì, tutti i nodi e dispiega tutte le ragioni di un malessere senza per questo poterci fare niente riguardo allo stesso malessere, nella mia vita.
Probabilmente grazie alla parola scritta rifinisco quei nuovi clichés di felicità (ed infelicità, anche) che non farò mai in tempo ad obliterare.
Ma quando vivo non porto in giro la mia prosa, no. Vivo da viva. Mi serve solo vivere di più, per sottomettere la parola alla vita, perchè no.

 

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