(questo post non ha titolo)

Dieci giorni a Natale. Un tempo di minuti incessanti che ripullulano queste giornate di festa come formiche.
I pochi regali che dovevo fare li ho fatti, alcuni già consegnati. Ché durante le quarantott’ore cruciali non scorrazzo troppo in giro. Mi limito ad osservare l’esterno da quella povera fessura che è il mio punto di vista disilluso e, manco a dirlo, mi sento fagocitare dalla malinconìa.
Lo so: non sono per nulla originale, a me il Natale fa l’effetto che fa a molti. Ho, però, la presunzione di credere che quest’anno ho più diritto io, a quella malinconìa.
Mi sedurrebbe l’idea di farmi un viaggetto da sola, obbedendo ad un desiderio di fuga che covo da un po’. Ma non sono una romantica sognatrice. Mi ritroverei a migliaia di miglia da qui con la voglia di essere a migliaia di miglia da dove mi trovassi.
Quale risarcimento sarebbe se, per una volta, l’egoismo situasse al di là di ogni pericolo, al di là di drammi e conflitti, al di là di ogni persecuzione, al di là di ogni senso di colpa… Non pensare a nulla perchè è l’egoismo che pensa per te.
Tutti i vizi mai consumati, le infedeltà mai commesse, gli eccessi verbali, quelli comportamentali. E fregarsene, proprio adesso, A Natale. Gustosa antinomìa.
Se non fossi come sono – e come probabilmente sarò per il resto dei miei giorni- mi giocherei questa carta.
In barba alla malinconìa.

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  1. pi3
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