(questo post non ha titolo)

Il rovescio della medaglia del non lasciarsi divorare dalla sindrome natalizia e dallo shopping compulsivo c’è. Eccome. E’ un fine settimana come quello appena concluso, abbattuto a colpi di lettura e tosse.
Il mio manifesto rifiuto del contatto umano è dovuto al mio estremo bisogno di contatti umani -potrei glossare ma scelgo di non farlo-
Fatto sta che ho declinato un paio di gentili inviti alla condivisione dell’atmosfera festiva: avrei altro da condividere e non è carino.
La verità è che questo mio vuoto è rimasto lo stesso di sempre e non si riduce raccontandolo.
I miei pensieri ed i miei capricci sono gli stessi, e anche le mie brame affettive ed i fiotti emozionali sono ingarbugliati e melmosi come prima, malgrado li abbia espettorati con garbo in più di un’occasione.
Peccato l’occasione non fosse quella opportuna e la tempistica non brillasse per felicità. Peccato avessi a disposizione il referente meno idoneo -o solo non sufficientemente attrezzato-
La necessità di spartirmi con gli altri si è raffinata molto, col tempo. Non al punto di riscattarmi.
Ma la voglia, santo cielo, quella è ingestibile. Ti attanaglia e ti strapazza e ti leva la prima pelle.
Posso barcamenarmi tra le cose che riesco comunque a vivere da sola, rattoppando gli strappi che il circostante Pieno mi procura. Non basta. Tanto vale ammetterlo e riposizionare il punto di partenza.

20 commenti

  1. Gus

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