(questo post non ha titolo)

Esiste, da qualche parte, la persona, la situazione, l’occasione scardinante questa forma clownesca di umana disperazione? Datemela, ora.
Perchè io non riesco a soggiacere dignitosamente alla lucidità delle mie considerazioni. Una volta dispiegate mi costringono e mi impacciano e mi mortificano.
L’obiettività ridicolizza i sentimenti ed esacerba il senso di irrilevanza e di estraneità che provo adesso. Nei confronti di qualunque cosa e di chiunque.
Disincagliarmi attraverso la naturalezza dei sensi è ancora possibile? Un edonismo fisico, circolare, rigenerante. Potrebbe, forse. Ma anche adesso, vedi? Sto ragionandoci troppo -è un intollerabile lait-motiv- 
Il punto è che la propria storia non è una pelle di cui ci si può spogliare: non le scappi, fa parte del tuo corpo, è a te fusa. E continui a raccontarla finchè campi, questa storia sempre ricorrente che al tempo stesso è tua invenzione e l’invenzione di te.
Se solo rinunciassi a riconoscermi in ciò che non faccio!

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  1. pi3

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