(questo post non ha titolo)

Sono ancora incerta se mettermi a ridere o a piangere. Ho ereditato da mia madre questa debolezza emotiva; l’incapacità di attutire un qualunque colpo assestato dal vivere, appena sotto lo sterno. Premeditato o meno che sia, arriva dritto e prepotente e mi prosciuga di tutta l’aria che ho nei polmoni.
C’è questo segmento minimo della mia vita che merito l’opportunità di cambiare. Cui lascerei prendere qualunque direzione, ora. E tu che mi vedi difendermi indietreggiando e che non sai come compensare la distanza con naturalezza, avanzando -non è facile stare fuori da me e avere a che fare con me- 
Un giorno ti racconterò la verità, senza avvolgere ogni parola nella calcolata distanza di un linguaggio meccanicamente prestigioso o, meglio, ti racconterò quella che sospetto sia la verità. Una sfera gigantesca, perfetta come tutte le cose rotonde, che all’improvviso è esplosa partorendo milioni di piccole verità spezzate. Cellule rozze ed inermi di una realtà che è andata in frantumi con loro, senza lasciarmi istruzioni per ricostruirla o enzimi per digerirla.
Un pomeriggio di un giorno qualunque, quando si saranno esaurite tutte le domande dalle facili risposte ti racconterò perchè fatico così tanto a focalizzare le prospettive.
Ma ora non so se ridere o piangere e mi percepisco così goffa mentre tento di imporre un controllo precario al mio respiro. Non riderne, per piacere.

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  1. pi3

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