(questo post non ha titolo)

Seduta al tavolino del bar, Hawk di fronte che parla parla parla da interi quarti d’ora. La osservo con un’espressione a cavallo tra l’incredulo e l’infastidito.
Mi fa sorridere questa cosa che io mi ritrovo sempre ad ascoltare i resoconti delle vite vissute degli altri al tavolino di un bar. Sono lo scoglio su cui si infrangono le esperienze -e relative conseguenze- di chi conosco.
Hawk parla parla parla. Intreccia le mani, nervosamente, e mi guarda, elettrica.
Io la guardo di rimando e penso che la differenza sostanziale tra noi sta nel fatto che lei sembra soddisfatta del suo destino mentre io non lo sono affatto.
Per questo, suppongo, lei ambisce ad amanti giovani e deliziosamente impacciati che non le complichino la vita, mentre io aspiro ad un Uomo che me la complichi irreparabilmente per sempre, anche a costo di far apparire, da fuori, la mia vita una febbrile, patetica corsa allo schianto.
Non voglio un tenero da manuale, ne’ un progressista cinico, o un seduttore moderno, di quelli che hanno imparato ad utilizzare la delicatezza come un’arma da taglio. Ma un uomo dolce. Che sia qui per niente prima che per tutto. Capace di abbracciare prima ancora di stringere e di respirarmi piano nell’orecchio finchè non mi addormento. Di colpire il centro esatto di ciò che sono, intuendomi con un’intensità ed una precisione disarmanti. E capace soprattutto di non obbligarsi ad essere così, di non imporsi di fare tutte queste cose che sembrano tanto elementari e invece, alla fine, non lo sono quasi mai…
Che hai, Cris?
Ho che ho voglia di coprirmi il viso e piangere, nascosta dal bavero del cappotto e dalla sciarpa. E tu puoi solo sentirmi. I singhiozzi che s’impongono all’eco della musica, in sottofondo, ai fruscii dei tovaglioli di carta, ai rumori dei bicchieri accostati sul bancone e a quello delle conversazioni che sopportano il sordo strepitìo di un bar pieno di gente.
…Cris?
E non poter rispondere, la pelle del viso che brucia e gli angoli della bocca che dolgono in una smorfia sconvolta, grottescamente simile ad un sorriso aperto. Piangere, piangere, come se fosse possibile dissanguarmi di pianto. Ecco cos’ho. Vaffanculo.
Sì Hawk, ti stavo ascoltando e pensavo… Non ti sembrano un po’ troppi otto anni di differenza?

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