(questo post non ha titolo)

Dovrei coltivare dei vizi ed una manciata di nuovi punti di vista. Risparmiare più spesso la mia opinione eludendo il confronto critico.
Smettere di credere che il caso mi tratti peggio di quanto apparentemente meriti. E vedere i miei reclami precipitare per il loro stesso peso oltre il limite del ridicolo.
Conosco le sequenze di questo silenzio immenso, perfino nelle sue ritmiche interruzioni -ieri ho osservato una caretta caretta volare nell’acqua per quasi un’ora: il silenzio sembrava così naturale, così essenziale-
E conosco l’odore dell’invidia, curiosa passione. Verde e appestante e inevitabile, ma soprattutto indispensabile. A volte rinunciare all’invidia significa assumere uno stato minerale, una condizione irreversibile, senza speranza.
Mi piacerebbe che la mia biografia fosse costituita dalla lista dei miei incontri sessuali cronometrati per data, nome dei partners, luogo, durata, posizioni, frasi sciolte. Sarebbe molto più interessante e godibile dei pensieri della mia vita, la cui grandezza sta nella sua mirabile neurovegetatività.
Molto più interessante -già- che tamburellarsi le meningi e sputare fuori buchi neri. 
Ho un tale, arretrato bisogno di sùbito!

 

25 commenti

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento