(questo post non ha titolo)

Sto guardando l’Annunciazione di Dauphin e penso ai privilegi della fatalità e a chi non può far altro che riabilitarsi col sacrificio.
Ho caldo e quella colomba inondata di luce mi disturba come mi disturbano gli odori di chi ho accanto e mi respira sul collo per vedere meglio.
E poi ci sono queste parole spinte nel circolo della mia mente, sempre più veloci, come le biglie numerate nell’urna di plexiglas della lotteria. Schizzano via ma non possono uscire.
Si tratta solamente di una mostra, di un paio d’ore, di prendere il treno, di tornare.
Ma io questo dipinto non ce la faccio a sostenerlo.

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