(questo post non ha titolo)

So che è una stupidaggine, e a volte penso che sia qualcosa di peggio, un vizio nocivo, un gioco rischioso. Ma questo vuoto malleabile che accarezzo e trasformo ogni giorno nel mio pieno è l’unico ricetto che conosco.
Dentro, la donna estranea che sono io, ma che allo stesso tempo è migliore di me.
Per questo non importa se non ammalia uomini, se arriva ad annoiarsi, se parla di rado con qualcuno.
Il suo unico scopo è (r)esistere, increspando le labbra in un premeditato sfoggio di buonumore.
Al di fuori, poi, si colloca la mia reputazione, un’urna immacolata di cui, ormai da molti mesi, l’unica cosa che mi impensierisce è il desolante candore.

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