(questo post non ha titolo)

Ho aspettato l’alba alla finestra che dà ad est. Quella del bagno. 
I tratti del viso distesi, assorbo il chiarore boreale del sole che avanza dalle colline, sarà una giornata limpida. Gonfio il petto e lo distribuisco in ogni cellula del corpo, dichiarando una tregua immediata e totale.
Faccio provvista per un’intera giornata durante la quale patirò un’intima calìgine.
Abbraccio con lo sguardo questa metafora della ciclicità e penso che perfino le cose semplici e ovvie contengano un’eco di meraviglia.
Torno a letto e mi appallottolo a mo’ di punto interrogativo sotto il piumone -semplici e ovvie- ancora un poco.

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