(questo post non ha titolo)

E se tutto fosse riepilogato qui?
Se fossi destinata alla veglia perpetua, a chiamare le cose col loro nome, a piegarmi sotto il peso dei fatti, ad accettare la realtà per quello che è, un paesaggio inalterabile come la successione dei giorni e delle notti e non come un possibile punto di partenza verso.
Colpa. Una parola da declinare, china sei volte, dal nominativo all’ablativo. Esausta.
Una parola che presiede tutti i comportamenti in modo tacito o espresso. Il complemento oggetto preferito del mio bisogno di indulgenza.
A questo punto, più ammirata che stupita per la facilità con cui fluisce la vita altrui -ad un ritmo costante, senza pause- avverto che la mia personale versione di questa specie di sceneggiatura universale in cui ho perso ogni speranza di ottenere un ruolo che non sia mimetizzato, inizia a puzzare di muffito.
Questa pagina bianca sono io.

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