(questo post non ha titolo)

Sulla carta sarei una macchina per dormire. Ma il sonno ha deciso di schivarmi minuto dopo minuto intrecciando ore sempre più lunghe con una pazienza perfida ed esasperante.
Il mio rapporto con la notte è il più affilato che coltivi. Questa indesiderabile veglia dispiega davanti ai miei occhi, spalancati nell’oscurità e improvvisamente sagaci, la mappa dettagliata e minuziosa del conflitto al tempo stesso impossibile e banale in cui si sono già elisi molti dei miei giorni, tornati ad essere di nuovo ostili, perchè nessuno di loro m’ha accordato una via di uscita.
Sushi dorme al mio fianco con il silenzioso, profondo abbandono di cui sono capaci solo i gatti ed i bambini appena nati.
Non ricordo neppure quando è stata l’ultima volta che ho avuto a disposizione ragioni così forti per comprendere me stessa, eppure so che non mi sono mai compresa -ed accolta- meno di adesso, perchè mai la coscienza di ciò che sono è arrivata ad avere un prezzo così alto, mai un taglio così profondo mi ha spaccata in due in modo così netto. A forza di sporgermi dentro di me mi cadrò dentro. Bella fine.
Forse dovrei affidarmi ad una discreta pennellata di glamour, effervescenza notturna e dilettantismo sociale.
Ho ragioni d’avanzo per sospettare che non mi concilierebbe comunque con me stessa, ma il fattore insonnia sarebbe arginato. Tanto mi basta.
Ora servirebbe solo compilare un planning quindicinale, per cominciare. Ehm.

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