(questo post non ha titolo)

Marcio spedita sul tapis roulant, nelle orecchie musica caricata a casaccio nel lettore mp3. Sono sudata ed ho un respiro quasi asmatico -non mi iscrivevo in palestra da quanto? ah sì, otto anni-
Mi guardo nello specchio di fronte e mi vergogno di quelle guance arrossate che fanno tanto Heidi che viene giù dai monti. La differenza è che accanto ho un gorilla e non una capretta.
Marcio spedita e faccio una considerazione. Ora che sono arrivata a dubitare del fatto che quella storia sia realmente accaduta, tanto vi ho investito (tanta energia, tanto tempo, tanti neuroni logorati per ricostruire con ossessiva meticolosità ogni passaggio, smontandolo e rimontandolo e rivalutandolo)
Ora che a forza di trattenerla, di ricordarla, di corroderla e, probabilmente, snaturarla sono arrivata a sospettare che forse me la sono inventata e vissuta da sola. Sorrido. Perchè se c’è stato un momento in cui non mi sono sentita sola in vita mia è stato proprio quello. Però, a posteriori, la prospettiva si è falsata anzichè delucidarsi.  Meglio stornare e dedicarmi a riequilibrare i volumi del mio corpo.
…come va? Ti vedo stravolta! Mi pungola Effe.
Ma no, sono un fiore. Pago per camminare in salita su un tapis roulant, ho le chiappe doloranti, sono in ipossia e probabile ipoglicemia. E’ la realizzazione di un sogno, questa.
…cammina, cammina ché questa estate mi ringrazierai. 
Se ci arrivo, volentieri.

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