(questo post non ha titolo)

Non ci si può dimettere dal provare e riprovare e mantenere costante la spinta a farlo.
Sollevare bicchieri in aria per brindare ad un poi che possiede ancora troppo le sembianze dell’adesso, immaginare tutte le contingenze che non ho vissuto, sorridere degli squilli sbagliati del cellulare, delle passeggiate in solitaria, di un destino sintetizzato nell’infantile dipendenza dal consenso.
Non sapere quasi mai di preciso quel che voglio e sentirmi in colpa per la mia indecisione. E andare avanti, senza dimettersi dal provarci -fradicia di stanchezza-
Percepirmi come una sagoma grigiastra, una scorrettezza del paesaggio, un’immagine ritagliata a caso da una vecchia fotografia, senza colore, senza rilievo, inserita per sbaglio nell’eleganza di una strada, al tavolo di un ristorante, incolonnata nel traffico congestionato. Al centro di un mondo impastato di colore.
Indovinate l’intrusa.

21 commenti

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento