(questo post non ha titolo)

Ho l’impressione di essere invecchiata. Mi attardo davanti allo specchio, indugiando ad un palmo dalla mia faccia. Mi guardo, distante. Ogni tanto ci vuole uno sguardo che non dice nulla e si limita a guardare.
Possiedo uno strano modo di arrendermi di fronte alla mia immagine riflessa. Vedo tutto con impietosa oggettività: ciò che mi disturba, ciò che seduce, ciò che abbonda o si presenta, inaspettato.
Gioco con l’ombra delle prime rughe accentuandole con qualche smorfia. Lascio che i miei piedi scalzi si intorpidiscano a contatto delle piastrelle gelide del bagno. La solitudine è anche questo guardarsi allo specchio e provare a riconoscersi giorno dopo giorno.
Accoccolarsi sul pavimento e lasciarsi penetrare come un’amante da un vago senso di inquietudine. I capelli raccolti, stretti sopra la nuca, ancora umidi -tutto attorno vapore acqueo che odora di calendula-.
E poi alzarmi piano, anchilosata, lasciare il viso abbandonato sul tappeto e trasclocare me stessa ed i miei pensieri nel letto. Il mio tutto restano grappoli di affilate assenze.

 

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