(questo post non ha titolo)

L’eco affannata, ma vivissima, delle parole che sembravano sfuggire urgenti dalle labbra di Hawk mi penetra nelle orecchie da ieri sera.
Quel discorso un po’ folle, tutti quei suggerimenti quasi crudeli e segnati a tratti da un tono unico, genuino, tanto puramente e tranquillamente riprovevole quanto in fondo innocente e disinteressato.
Tanto amore senza un solo grammo di compassione verso te stessa. Non hai il diritto di sclerotizzarti così.
Ha detto proprio sclerotizzarti, cazzo. E mica c’ha torto.
Dissimulo la punta di sconforto che affiora agli occhi mandando giù una golata di birra doppio malto.
Ho la sensazione di essermi involontariamente portata dietro dal precedente capitolo della mia vita la strana capacità di disintegrare qualunque cosa tocchi. Peggio, qualunque cosa pensi di toccare.
La realtà continua a muoversi senza posa ed il trascorrere del tempo è come se si fosse incaricato di dimostrarmi che l’apparente vertigine che a tratti percepisco non sia altro che un effetto ottico della mia immobilità –corri, corri sul tapis roulant, Cris
Prima o poi ogni cosa riesce a incastrarsi perfettamente in un buco più o meno adatto alla sua misura, e alla fine tutto torna perfettamente. Tutto, eccetto la mia vita.
Ingollo il fondo della mia pinta di doppio malto e sorrido a Hawk. Per il momento mi basta sentire i muscoli indolenziti.

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