(questo post non ha titolo)

L’avevo messo in conto. E’ implicito nei percorsi a singhiozzo che poi ci sia una sorta di riflusso a trascinarti indietro. Di poco, ma indietro.
Terra appena battuta a divaricarsi dietro di me, aprendo una voragine così nera da non poterne vedere il fondo. Non è davanti, ed è rincuorante, ma ha il retrogusto di un’esperienza già vissuta e fa paura.
Così mi ritrovo a dividere e moltiplicare ipotetici tentativi di fuga da questo umore indigente.
Ho voglia di temporali di parole sconquassanti, di possenti rintocchi tra le costole, di leccare il bordo del bicchiere e sentirmi bruciare la lingua. E’ un’ascesa iperbolica, questa mia.
Ma sto coltivando amorevolmente l’attesa e mi dico che non c’è motivo di temere. Cosa, poi? Mal che vada avrò a che fare con qualcosa che conosco a menadito e gestisco amaramente ad occhi chiusi.

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