(questo post non ha titolo)

Vado avanti perchè so (solo) andare avanti. Altrimenti mi darei al découpage. Arriccio il naso davanti a questa primavera che dura da tre mesi. Ho le ossa incriccate, gli ormoni in subbuglio, l’emicrania. Un costante status premestruale da guinness dei primati.
Non esiste vocabolario che contenga nuovi aggettivi per raccontare come mi riconosco. Disforica è quello che più s’avvicina al bersaglio, direi. Ma inventerò un neologismo idiota entro la giornata.
Sono talmente indifesa davanti ai miei bisogni e alle mie urgenze che mi stizzisce il solo pensarmi.
Dal cilindro acchiappo per le orecchie qualche sorriso da spargere tra tutte queste incertezze, queste cose che faccio, questi appuntamenti che rispetto e le persone che frequento.
Ma sento la voglia di sentenziare che me ne frego, di alzare il sopracciglio sinistro, increspare le labbra in una smorfia poco elegante e fossilizzarli lì, come nature morte.
Per poi allungarmi, placida, verso il prossimo passo.

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