(questo post non ha titolo)

Credo che non sopporterò l’odore dei lilium per il resto della mia vita.
Due ore tre metri sotto terra, soffocata dall’odore della casa di cura, dei detergenti ammoniacali e dell’urina. In piedi, ché la camera mortuaria era minuscola e stipata oltre il sopportabile.
La bara non era sigillata ed il feretro non sembrava essere quello di mia nonna. Se non fosse stato per le orbite scavate a marcare la linea degli zigomi e l’averli riconosciuti come un tratto somatico tipico del ramo paterno, avrei potuto scambiare quella figura minuta per una bambola di porcellana. Io che non so nemmeno cosa siano i cinque misteri mi sono fatta piccola, dietro mio padre, ad ascoltare la litanìa del rosario. La luce, la pace eterna, la gloria, gli Angeli, la Madonna, la Misericordia e lo Spirito Santo. Tutti dall’altra parte della barricata. Ed io, con la paura che ciò che sentivo potesse diventare ciò che dicevo, zitta. Basta tacere per scoprire, sotto tutte le realtà, l’unica irriducibile, quella dell’esistenza. 
Tra decine di parenti afflitti fino al terzo grado mi ha tutelato il pensiero del cielo, sopra, e dell’aria ialina.
L’odore dei lilium non lo sopporterò per il resto della mia vita.

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