(questo post non ha titolo)

Nella mia piccola patria privata –imperfetta, provvisoria, superflua– osservo gli aspetti della mia topografia emotiva.
Percorro a livello tattile le nervature dell’etica, i crepacci dei sensi di colpa, le zone desertiche del dubbio e le lande dell’innocenza e della curiosità.
Mi domando se mai potrò essere toccata e riconosciuta nel modo in cui io stessa mi percepisco. Probabilmente no. L’aggettivo è per la lingua quel che il colore è per la pittura.
Vorrei tanto sapere con quali colori mi dipingerebbe.

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