(questo post non ha titolo)

Mi sento un archivio aperto sprovvisto di criteri di catalogazione.
Frugo, cerco risposte, voglio capire. Ripercorro i dettagli della memoria con perizia ma raggiungo troppi dove e, soprattutto, nessun perchè. Le dita a sfinirsi sulla tastiera in argomentazioni balbuzienti non parafrasabili.
E’ il mio giro in giostra abituale, un riflesso incondizionato. Pensare. Pensare. Ogni volta una considerazione in aggiunta alle precedenti, un rivolo d’amarezza a screziare il presente. Questo tempo in cui ho fretta ma sfrutto la mia attitudine a temporeggiare, a giocare di rimessa, parcheggiando lungo la carreggiata ed osservando l’evolversi del circostante. Scivolano via così le mie giornate, senza che m’accada altro, oltre a questo andirivieni di pensieri scomodi e suggestioni riottose alla definizione. Un caos puntuale e rapace.
Solo i dubbi, passeri dell’intelligenza, non mancano mai, organizzati in doppia fila sullo scaffale "genesi".
Mi fermo qui, ché la sostanza alla fine non cambia mai ed è come il rossore sulle gote: innegabile.

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