(questo post non ha titolo)

Non adesso, non tu. Non con queste parole.
Perchè queste parole mi mancano da tanto, perchè hanno lasciato in me uno spazio chiaro.
E adesso che t’ascolto, senza transizione, senza nessun ostacolo, non sono più tue, come una lettera già imbucata. Non ci si rimangia quello che s’è detto, lo sai tu, lo so io.
Ciò che mi stai confidando riempie uno spazio neutrale, tuo malgrado, ed apre un cerchio che s’ingrandisce come un’increspatura sulla superficie dell’acqua, veloce ma costante. E inconsistente, nella sostanza.
Il tuo sguardo cade penzoloni sulle mie mani piene d’un vuoto che non può essere riempito.
Non adesso, non da te, non con queste parole.
Ti osservo emettere suoni piatti, pieni di vocali schiaffeggiate, pieno di ostinazione. Mastichi le parole con vigore e metodo, i pugni chiusi sul tavolo.
E rifletto sulla crudele necessità di amare, sulla malignità del nostro desiderio di essere felici, sulla ferocia con cui desideriamo giocare -spesso- e sul numero di volte in cui distruggiamo in nome di quel gioco.
Ai margini resta uno sguardo svuotato, il caffè ormai freddo, un cespuglio di spine in gola.
Quando non si ha più nulla da dire resta sempre molto da tacere. Opportunamente.

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