(questo post non ha titolo)

C’hai ragione, non dico di no.
Ma io sono cocciuta e ho perseverato per tutta la vita nella stessa direzione: sopprimere le sensazioni e privilegiare i fatti -imparando a sentire come un ritorno, filtrando-
L’ostinazione con cui tento di mantenermi neutra, l’inattitudine verso il mondo, questo denso atto di volontà permanente: rimanere attenta, senza lasciarmi raggiungere da ciò che intorno esiste e preme.
Avere familiarità con i terremoti di abitudini e convenzioni, e con i cataclismi che modificano, ampliano e relativizzano i concetti. E ancora, lasciare che attrazione e repulsione assumano sfumature inaspettate, che cambino peso, o addirittura lo perdano del tutto. E’ difficile.
Ispiro, a chi mi guarda senza osservarmi, una sorta di tenerezza spontanea e indefinita, o forti impeti di collera, e inquietudine. Posso comprenderlo. Ti comprendo.
E se ti parlo è perché le parole sono pallidi nuclei intorno a cui lampeggiano momenti di Essere sopportabile, condivisibile.
Fare silenzio è toccare la carne cruda. Tacere con tutte le forze e sentire l’odore denso di qualcuno nell’incavo della clavicola.
Sì, si può soccombere alla felicità e sentirsi così, abbandonati.
Un solo minuto di gioia e verrei scagliata fuori dal mio mondo da audaci desideri, piena di un’insopportabile speranza. Ed io preferisco rimanere nascosta in me stessa senza tremare, senza salire. Ancora una volta.
Eppure ti comprendo, credimi.

38 commenti

  1. zud
  2. Anonimo

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