(questo post non ha titolo)

Antonia canta meravigliosamente. La sua voce si spande nell’aria come il polline, leggera, avvolgente. Ho tra le mani un bicchierone di rum cooler con due cannucce per sorbirlo meglio.
Sembra una serata di mezza estate: gente in giro a mezzanotte, in infradito e camicia di lino. Capelli raccolti e acque profumate vaporizzate su tutto il corpo. L’unico indizio che tradisce la stagione è la pelle chiara, appena sdoganata dall’inverno.
Non sto bene e non sto male. Il prurito dell’insoddisfazione resta, come resta l’acidulo sapore del lime ad allacciare la lingua al palato. Sono pronta a partire anche per questo… Spalancare labbra e occhi e riagguantare lo stupore di non avere le parole per.
Accadrà in silenzio, probabile. Di soppiatto, non so, magari durante una passeggiata nel Suk di Tunisi, o lungo la spiaggia di Can Pastilla, nel dedalo delle Ramblas di Barcellona o, ancora, nel porto di Marsiglia, tra gli odori pungenti di pesce e sudore.
Accadrà che mi spaccherò come un melograno che si crepa sotto il sole, ché sono stanca d’essere un gomitolo di indolenza avvoltolato su se stesso.
Il viaggio è un pretesto per svuotarmi e lasciare che lo spazio rimasto decida di farsi tradurre senza confondere. O di riempirsi di qualcosa alla quale spero di non riuscire a dare un nome. Perchè mi prenderà di soppiatto, alle spalle, senza concedermi il tempo di organizzare le difese e rifugiarmi nella scialuppa della prudenza.
Accadrà. Magari durante una passeggiata nel Suk di Tunisi, o lungo la spiaggia di Can Pastilla, nel dedalo delle Ramblas di Barcellona o, ancora, nel porto di Marsiglia, tra gli odori pungenti di pesce e sudore.
Un crudo lampo a inumidire gli occhi.

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