(questo post non ha titolo)

I compartimenti stagni tra l’essere stata Amica vera, non esserlo più o non esserlo temporaneamente mai più, non sono così difficili da vedere.
Ho imparato a riconoscere questa mia mancanza di sfumature proprio per evitare il senso del ridicolo.
Un’amicizia come la tua non è più desiderabile di un sacchetto della spesa una volta svuotato il sacchetto. Certo che m’hai ferita, certo che ripenso al passato, alle attese, all’esercizio della pazienza, alla decisione di sottrarmi ad un’amicizia scarcassata e squilibrata.
Mi chiedi l’ovvio. E dopo dieci anni non mi conosci abbastanza bene per sapere che non so allargare il mio vocabolario con la parola opportunismo -segue, a ruota, perdono; ma a questa ho fatto ricorso, seppur di rado- L’affetto è l’unica merce di scambio che conosco e la coerenza inchiostra indelebilmente i miei rapporti con l’altro. Sono noiosamente prevedibile, lo so.
Ma è proprio questa noia che garantisce a me di non avere debiti affettivi e a te l’autenticità del mio rifiuto.

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