(questo post non ha titolo)

Questo è stato un giugno teso e ventoso. Impaziente ed incalzante come un amante alle prime armi.
E’ stato un giugno tappezzato di punti esclamativi, di crepuscoli tardivi da morirne, di tigli rapidamente sfioriti.
Mi sono persa dentro ad un paesaggio che sfiata, dentro al calore di una volontà, forse di una violenza, perfino d’un indocile antipatia per me stessa.
Ho esibito in silenzio l’insolenza di chi è abituato a non essere mai sorpreso -perchè alla fine la noia sopraggiunge, inesorabile- e mi sono concessa una frenesìa che nessuno specchio avrebbe fatto in tempo a rifrangere, nemmeno quello della memoria.
Curioso, per chi -come me- ha sempre avuto il vezzo di risparmiare sulle emozioni per perpetuare un’alleanza piena di senso del poi già nel mentre.
Ciò che è estremamente elegante è estremamente fulmineo, così sostiene Busi.
Credo che ci rifletterò su un bel po’.

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