(questo post non ha titolo)

Leggendo un post fiume della strepitosa mi sono ritrovata a pensare. Non che io non lo faccia già oltre il raccomandabile, ma questa volta sono pensieri degni d’esser pensati.
Insomma, mi sono chiesta quante volte da quando ho aperto questo blog io abbia scritto così, comevieneviene, tempestando i tasti senza preoccuparmi di refusi, di segni d’interpunzione vari, dell’orrore che poteva venirne fuori, eventualmente.
Tre volte, è stata la risposta. Tre volte in quasi quattro anni. E me le ricordo pure tutte e tre, quelle volte. Perchè dopo aver postato avevo il contro-impulso rigoroso /distruttore che mi pungolava a cancellare.
Rileggo la Vì e sorrido perchè c’è qualcosa di prodigioso nello scrivere così. Me la immagino, half drunk -ok, ok, totally drunk- che verso l’una di notte si piazza davanti al pc e scrive, scrive, scrive. E magari ridacchia, tra un colpo di singhiozzo ed un altro. E se ne frega.
Morale: ho in animo un ambizioso proposito. Meno filtri, meno forma, medesima sostanza. In poche parole voglio emulare la Woolf. No. In poche parole voglio sbattermene di chi mi legge e mi fa le pulci, di chi mi legge e non mi capisce, di chi mi legge e mi capisce e di chi smetterà di leggermi, magari.
Sarà tutta questa luce che digrada, si impenna, si stende e s’attenua tra la pianta d’alloro ed il nespolo.
Non lo so. Quella sensazione di spiaggia sassosa la voglio mantenere e riverberare.
Perchè sono anche altro da quello che si deduce più o meno correttamente, leggendomi. Ecco.

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