(questo post non ha titolo)

Uscire dopo vari tentennamenti con Effe e tre suoi colleghi spacciati per carini, amabili, divertenti.
Prepararsi, truccarsi, vestirsi. Arrivare ad abbinare borsa e scarpe che manco più ai matrimoni. Evabè.
Indossare il ciondolo d’ambra che fa tanto estate nonostante la pelle lattea.
Presentarsi con il sorrisone, sedersi composta sulla poltrona di vimini ed ordinare uno chiccosissimo Kyr Royal.
Conversare amabilmente, compiacersi della bravura del cantante di pianobar, gettare qualche sguardo trasversale per valutare la compagnia alla tua destra, concedere il tempo all’interlocutore per esibire le proprie credenziali.
E poi. E poi trovarsi a cantare a squarciagola una canzone. Che di per sé fa precipitare qualunque fascino acquisito a livelli preoccupanti. Il punto è che la canzone in questione è Una ragazza in due.
Avete tempo per pensarci qualche istante. No, eh? Eh, pure loro avevano quella faccia. Che cacchio di canzone è Una ragazza in due? Documentatevi.
Insomma, dopo due cocktail io cantavo da Dio, giuro. L’ugola ha rischiato lo sfratto ma l’ho cantata bene, col giusto pathos. Catartico.
Peccato essere stata fissata con sguardo tra l’interrogativo e l’inquietato per il resto della serata. 
E questo non è stato poi così carino, amabile e divertente. Ingessati caproni, tzè.

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