(questo post non ha titolo)

Trentadue gradi. La città suda.
Sudano ascelle, pensieri, inguini e mani.
Ruscelli di sudore lungo le spine dorsali, le tempie, le piante dei piedi.
Brucia l’aria che stagna, bruciano i refoli di vento, le foglie, l’asfalto, la notte.
La fiacchezza fisica spezza gli ormeggi e mi lascia scivolare in una deriva approssimativa del pensiero.
Esco in terrazza e faccio dissolvere con lunghi respiri diaframmatici la bolla di rabbia nello stomaco.
Giù in strada c’è una macchina ferma, col motore acceso e due ragazzi allacciati, dentro. Bisbigliano d’amore e si scambiano baci appassionati, le mani dappertutto.
Poi lei scende svelta, s’aggiusta la gonna e si dirige con passo deciso verso il portone della palazzina di fronte. Si volta di scatto, soffia un bacio al ragazzo e sparisce nel buio dell’androne.
Esistono consapevolezze che tagliano ed altre che suturano.
In estate io non m’innamoro mai.

Lo sconforto
non tiene mai conto
del firmamento.

[alda merini]

30 commenti

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento