(questo post non ha titolo)

Dovrei imparare a vivere con l’aria di chi non ricorda niente. Date, anniversari, scadenze, numeri di telefono e di targa appoggiati gli uni sugli altri come i tasselli d’un gioco ad incastri.
Dovrei saper non prestare attenzione ai dettagli, soprattutto a quelli che rovinano un insieme ammissibile.
Perdere il senso del reale, per capriccio, disperdere tempo ed attenzione, con metodo, smettere di generare prole di malintesi. E tanto altro. Di quante mancanze non mi perdono?
Eppure vorrei assottigliarmi in un sorriso, oggi.
Il baricentro di ciò che sento e desidero è spostato rispetto all’asse virtuale di queste pagine e dalla scarsa affidabilità che le contraddistingue. La parola non è la prova dell’esistenza dell’affetto. Io non cerco baccanali virtuali, smancerie sbilenche, zoppicanti tentativi di seduzione -un risucchio di vuoto intorno ad inermi parole- Tutto questo non mi appartiene, non mi è mai appartenuto.
Io voglio profumi odorosi di spazi e interstizi, di topografie epidermiche, di alito e sudore. Voglio l’altro che mi strappi da me stessa.
Che ci posso fare? Ho le mie debolezze.

33 commenti

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento