(questo post non ha titolo)

E’ quasi agosto.
Ed io mi sento una lunga serie disordinata di diapositive sfocate, come quando nel deserto non ti riesce di fissare l’orizzonte che trema e ti spremi gli occhi con le nocche e ci riprovi. E niente da fare, trema.
Attraverso col minimo dispendio di energie questi giorni foderati di umidore colloso in attesa della partenza.
Controllo a fatica la svogliatezza di infilare in valigia tutto il necessario, il superfluo e l’improbabile. E la speranza di evaporare sotto al sole, a mille chilometri da qui.
Non credo di avere bisogno di tre settimane di ferie -tanto più che sarà una pausa senza sosta
Ho bisogno di ritrovare le mie piante vive e il gatto che si fa le unghie sulle tende e galoppa scomposto per la contentezza, questo sì. Più qualche messaggio appetitoso in segreteria.
Voglio diventare una donna sobillata dalla impetuosa ed impellente necessità di leggerezza.
Nel caso, non acchiappatemi col retino.

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