(questo post non ha titolo)

Rispondo al telefono inaugurando una sconcertante mattinata di piombo. Il nuovo dentista non ha un posticino per valutare il mio granuloma apicale fino a novembre e la mia ortopanoramica è ancora nello studio della vecchia dentista – che s’è sentita sfanculare ad un palmo di naso meno di una settimana fa… speriamo non l’abbia bruciata nel cestino del pattume-
Stallo.
Rispondo nuovamente al telefono ed è Libra che con un numero telefonico visibile ma a me sconosciuto è finalmente riuscita a parlarmi. Se l’auricolare trasmettesse cazzotti anzichè parole… E invece no. Due minuti due, per tentare di far presente a quel cervello congenitamente sparuto che no, non c’ho voglia di ascoltare, valutare ed eventualmente comprendere.
Libra è perplessa da questa risolutezza, non l’accettava durante i tre mesi di silenzio e rifiuto al dialogo. E nemmeno adesso. Il prossimo passo sarà presentarsi sotto casa; valuteremo il rovesciamento di pentoloni d’olio bollente.
Stallo.
C’è poi questa cosa del blog. Questa cosa che penso da quando sono tornata dai miei venti giorni di corso di sopravvivenza meglio noti come ferie.
Questa cosa del blog io non la so spiegare ed è una novità assoluta. Non c’ho parole per fare centro al primo colpo quindi rimando a poi.
Stallo.
Last but not least, sono alta quasi un metro e settanta -e di questo mica mi lamento- e l’ultima volta che ho visto la mia bilancia segnare cinquantasei chili stavo per compiere vent’anni. Non è carino.
Sono bisognosa di cure, di quelle cure di cui parlava Miriam da Gerti. Ma anche questo è un discorso che adesso non riesco ad affrontare ed anche se l’affrontassi dubito che risulterei credibile e questo timore inibisce lo scriverne e si torna al punto numero tre, a questa cosa del blog che però non so spiegare. Cip.
Stallo.

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