(questo post non ha titolo)

C’è da dire che per relazionarsi a me bisogna essere opportunamente attrezzati (è una battuta di anni fa, questa, chissà se qualcuno se la ricorda)
E’ una difficoltà irrimediabilmente passeggera quanto indisponente quella che antepongo all’apertura. Io ascolto, raccolgo gli indizi dell’implicito, ricordo dettagli, incollo tessere, annodo fili, arrivo perfino a disegnare scenari futuribili. Chi ha a che fare con me deve smentirmi: come sono fatti suoi, purchè lo faccia in modo credibile.
E’ che io non so andare fino in fondo quando si tratta d’essere semplicemente superficiale. Limite gravissimo, questo mio, specialmente all’inizio d’una conoscenza.
Bolilla m’ha spiegato un sacco di cose di me che intuivo senza afferrarle.
Che mi basterebbe dimenticare il concetto di requisito, per non dire pre-requisito, sedermi come se m’accomodassi su una poltrona e non in bilico su uno sgabello foderato di spilli, scollarmi da una poltiglia di pensieri appiccicosi e deterrenti. E, soprattutto, smettere di cercare l’irripetibile perchè alla fine tutto è ordinario quando non banale – questa da accettare è dura, durissima –
Perchè mi prende di scappare in tutte le direzioni da chiunque quando vorrei soltanto sfogliarmi di strato in strato fino ad arrendermi, tutta?
Stallo.
Ho deciso che oggi mi penserò inaffidabile, felice e disordinata, va.

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