(questo post non ha titolo)

Mi sono svegliata pressochè all’alba.
Il canto delle gazze e il grugare delle tortore striava la superficie della foschia, senza penetrarla.
Il sole è sorto ad est sbiancato come una luna e la vita del giorno è iniziata, perplessa.
Non è ancora autunno, non l’autunno dei miei ricordi di bambina, quando si mangiavano le caldarroste per gusto e per riscaldarsi le mani; quando nel ponte dei Santi le signore della società bene sfoggiavano le pellicce per la passerella al cimitero.
Non è l’autunno del freddo intelligente, lucido e asciutto che percorre la superficie dei campi arati e schiaffeggia le guance.
Questi ventiquattro gradi pomeridiani io non li sopporto più, fisicamente, letteralmente. Esasperano i miei nervi e abbattono l’umore ai minimi storici.
Voglio vedere piovere le foglie e gli alberi neri che emergono dalle radici nascoste.
Sono una sciocca sentimentale? Forse.
E’ che oggi non mi riesce di parlare di ciò a cui pensavo, pressochè dall’alba.
E anche ora.

ore 17:15 –> …e anche ora. Così, per dire.

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