(questo post non ha titolo)

Alla fine Seta l’hai visto. Effe era entusiasta del libro e l’uscita del film nelle sale l’ha elettrizzata come una bambina. Così, alla fine, Seta l’hai visto. E l’hai detestato.
Sopporti con difficoltà i cliché stucchevoli del romanticismo quando letti, non li digerisci quando traslati malamente in un film. Nessun approfondimento dei personaggi: Lui incisivo come la polvere, espressivo come un portacenere accomodato sul tavolino del salotto.
La Knightley, invece, t’è invisa da sempre: androgina, emaciata con una mascella equina alla Dolph Lundgren che sembra stia per tuonare ti spiezzo in due da un momento all’altro. E gobba.
Ti sei giusto goduta i costumi, la fotografia e la colonna sonora di Sakamoto. Troppo poco.
Il bello è arrivato dopo il film, quando sei uscita dalla sala e pioveva a dirotto. Hai zigzagato tra le pozzanghere e le foglie marce aderenti al porfido e sei salita in macchina. Hai atteso che il vetro s’appannasse, chiuso gli occhi, reclinato la testa e ascoltato la pioggia tamburellare sul tettuccio, sul parabrezza, contro i finestrini, obliqua, spazzata dal vento.
Sette gradi ed un esercito di pensieri che non si premurano di marciare in punta di piedi. Pestano forte, loro. Prendi il cellulare, componi un prefisso, ti blocchi al cinque, desisti.
Metti in moto a vai a casa. Tutto ciò che hai provato dal desistere all’entrare in casa non riesci proprio a raccontarlo e condividerlo. Questo blog ha sempre meno pretese.

31 commenti

  1. utente anonimo
  2. utente anonimo
  3. utente anonimo

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento