(questo post non ha titolo)

Parlare con Bolilla mi fa sempre bene.
Perchè mi ridimensiona, mi detesse sciogliendo nodi amari e groppi in gola. Mi ricorda che una nota stonata non rovina la sinfonia se non ti concentri sulla nota stonata. E mi rincuora con cruda premura, di quelle scevre da inutili sentimentalismi e indulgenze.
Perchè è vero, io riempio i miei spazi vuoti con se e con ma e con ridicole fisime senza essere certa di volerli condividere, il più delle volte.
In questi giorni sono così, mi perdo in una ressa di pensieri scalcianti e metto in discussione ogni cinque minuti la mia capacità di intuizione, di comprensione, di eventuale accettazione.
Penso, ed i pensieri emettono un suono freddo e nervoso simile al vento che fugge violentemente da una fessura delle imposte.
Fortunatamente l’ironia spazza la soglia della tristezza e lascia la sua impronta sul viso. Un sorriso.

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