(questo post non ha titolo)

Le domande hanno più senso quando sei bambina –perchè no? mi vuoi bene? me lo prometti?
Da adulta impari che porsi molte domande ruba tempo al tempo di vivere.
E’ più forte di me, probabilmente perchè la mia parte emotiva è infantile, esuberante, prepotente. Aver imparato a contare fino a dieci con l’intento di soffocare lo slancio e placarlo m’ha insegnato che ci sono cose che si rafforzano con la dilazione.
Sono da sempre ancorata a esigenze elementari.
In una giornata come quella di oggi io ti chiamerei e ti chiederei di accompagnarmi al mare a mangiare le trofie e bere pigato saleasco. Ti sbuccerei i gamberi quando scottano ancora e ti parlerei senza avere la percezione che la conversazione potesse diventare rischiosa. Me ne fregherei. Poi, passeggiando, ti prenderei la mano e me la metterei nella tasca del piumino, stretta alla mia, avvertendo il dischiudersi dell’aspettativa.
La parte adulta e consapevole di me, invece, ha preso la pessima abitudine di chiedersi tanti noiosi perchè.
Perchè vinco la necessità di Dire e Fare con spiegazioni plausibili, verosimili. Insopportabili.
Perchè mi sento in salvo quando uso il plurale ed il singolare m’atterrisce. Eppure uso il singolare.
Perchè questa insolubile vaghezza è diventata la regola dominante.
Mi porti al mare?
Portami al mare.
 

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