(questo post non ha titolo)

Poi mi rendo conto che questo mio dire è un elogio all’incompiutezza.
Tutto quello che non ho raccontato e che resta dietro le quinte, le date che ho omesso e che hanno lasciato gli unici segni di cui non parlo.
Il nove febbraio, il quattordici giugno, il dieci novembre, il sei settembre, il trentun dicembre.
Ed è buffo, perchè la maggior parte di coloro che mi leggono non rappresenta altro che uno sguardo distratto, casuale.
Potrei incendiare queste pagine di parole crude, potrei scavare sotto le ceneri dell’assenza, sorprendermi a narrare le cause, il perchè.
Scrivere e purgare per poi dimenticare ogni nove febbraio, quattordici giugno, dieci novembre, sei settembre, trentun dicembre.
Ma non ci riesco. E’ una resa che speravo di concedere a qualcuno, invece concedo a me stessa.
Non mi so raccontare, non so arrivare dove possa espormi senza sentirmi masticata dal giudizio e sputata a terra, poco dopo.
E’ uno strano smarrimento timido, quello di oggi, ed io sono stanca.
Mi fermo qui.

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