(questo post non ha titolo)

A me piace fotografare le luminarie natalizie.
Ieri pomeriggio sono stata in centro. Missione, regalo per babyHawk.
E’ insolito il contrasto tra la frenesìa di chi brulica per le strade a caccia di presentini carini e Joy to the world in filodiffusione che galleggia tra le luminarie arancioni.
Ci sono momenti, come il passeggiare controtempo tra la fiumana festereccia, in cui le mie percezioni senza pensieri mi trascinano in un lento vortice di piacere.
Divento un dettaglio disobbediente ma placido e cammino. Cammino e penso che se fossi una bambina di quasi sei anni le Winx per Natale proprio non le vorrei. Sgraziate, sproporzionate, truccate come battone.
Io vorrei quel carillon lì, nella vetrina semi appannata di questo negozio qui. Vorrei quel carillon a forma di giostra, costruito in legno e smalti colorati, con i cavallini e le carrozze che girano tranquilli su un sottofondo di Liszt e le luci del tendone che che si accendono e spengono seguendo la melodia.
Vorrei quello se fossi una bambina. Lo vorrei anche adesso, ma ho deciso che è un piacere che non voglio soddisfare.
Ci sono quei desideri che devono stare lì, desiderati e basta, per un periodo indefinito ma preciso. E adesso è ancora il momento di guardare quel carillon da dietro il vetro e poi procedere oltre.
A cercare una banalissima Winx di plastica atossica, senza nessuna capacità di far sognare.

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