(questo post non ha titolo)

Quando cadere è scivolare.
Quando è precipitare in un sogno, perdere l’equilibrio, slogarsi una caviglia nel cammino verso.
Quando cadere è cedere, scendere dal cielo come la neve e le foglie, abbandonarsi sul letto esausti, esaurire le speranze, collocarsi per regola, come un accento.
Quando cadere è delicatezza, ricorrenza, inciampo. Cadere nel vuoto, galleggiando nell’aria come un vago profumo di vischio.
Quando cadere diventa saper cadere. E questo lo si impara, nel tempo.
Quando cadere è salvezza, odore di valigie, occhi asciutti e determinati che non perdonano.
Cadere senza fermarsi, quando fermarsi sarebbe rifare i soliti conti che non tornano mai.
Cadere, come quando cade la notte e si riprende i tetti delle case e m’addormenta il cuore.


Cris ©

 

Non importa cadere.
Prima di tutto.
Prima di tutti.
E’ proprio del fior di ciliegio
cadere nobilmente
in una notte di tempesta.

Yukio Mishima

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