(questo post non ha titolo)

Sto tentando di capire se la sensazione dilagante appena sotto lo sterno sia euforìa o malinconìa.
A me il Natale fa un po’ questo effetto ibrido -vogliamo scrivere borderline? scriviamolo-
Da un lato l’idea del Natale che custodisco fin da bambina: quell’idea soave e gioiosa di famiglia unita, di serenità, di panettone all’uvetta e canditi. E un po’ di neve, se si è fortunati.
Dall’altro lato la consapevolezza di quel che è da sempre, il Natale.
Frenesìa, luci ad intermittenza che la scandiscono, un sottile pulsare nelle tempie davanti alle vetrine, scale mobili, pazienza agonizzante.
Per questo me ne vado prima del venticinque. Consegnerò i quattro regali che ho deciso serenamente di fare e via, oltreconfine, sorvolando le mie idee troppo sfilacciate per essere inamidate ed appese, in bellavista.
La Spagna è cattolicissima. Se ho fortuna troverò Siviglia e Granada praticamente deserte in attesa del risveglio di Capodanno.
Mi cimenterò in sane bevute, masticherò qualche frase in spagnolo, piroetterò tra le poche persone ed i tavoli di un bar, scatterò foto, allaccerò sguardi e stringerò mani, chissà.
Il Natale sarò io, senza libri in valigia e senza nulla da obiettare a chi non mi (in)segue.

22 commenti

  1. Anonimo

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