(questo post non ha titolo)

Una canzone di Fossati bussa alla mia fronte chiusa/ottusa.
Bella,
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l’altro.
Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell’avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.
C’è questo dicembre travestito da gennaio che non rilascia la morsa.
C’è troppo ghiaccio perchè ci sia neve, quella neve che si stacca a fagottini dai rami degli alberi e si ricongiunge alla neve che copre la strada.
C’è l’erba scolorita dalla brina, secca, e il sole che non riesce ancora a rosicchiare terreno e tempo, all’alba.
Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
Nella testa pesante accoppio le sillabe della canzone al rumore di quello che canzone non è.
Probabilmente ho qualche linea di febbre. Le tonsille pungono ad ogni deglutizione di saliva.
Con tutta la sproporzione tra me e il dafarsi mantengo l’equilibrio.
Ma quale equilibrio.
Ma quale equilibrio.
Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te.
Quando arriverà. Se arriverà. Vorrei solo accorgermi di esserci.
Bella,
che ci importa del mondo.

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