(questo post non ha titolo)

Vedere Lussuria e L’amore ai tempi del colera in due giorni è una stonatura. Ma io sono abituata alle commistioni pessime così ho azzardato il binomio.
Sabato, Lussuria.
Lento, lento, lento. E lungo. Come dovrebbe auspicarsi un amplesso. Ma Lussuria è un film e ti perdi nella prima ora ad agguantare il filo del discorso, il senso di tanti dettagli storici che piovono a dirotto, superflui.
Poi, però. Poi è tutto un crescendo di variazioni sul tema della passione e della carne, realisticamente mostrato, scevro di stucchevole romanticismo.
Lei è oggettivamente un cammeo di femminilità, con quelle sue labbra scarlatte e la pelle di borotalco. E’ intensa, trasuda candore e sensualità e paura. Alcuni sui primi piani ti fanno venir voglia di essere nata ad oriente. Questo mi è bastato per dire che il film mi è piaciuto.
L’amore ai tempi del colera l’ho subìto domenica perchè portata di peso da chi aveva letto il libro, le era piaciuto da morire e voleva vedere il film.
Il teorema se hai letto il libro e il libro ti è almeno un po’ piaciuto vedi di scampare il film è sempre valido.
Annacquato è tutto ciò che mi riesce di dire. Leggero leggero, volontariamente -spero- comico in alcuni passaggi, spento.
Nemmeno l’ombra di un’emozione mi ha attraversato durante la visione della performance piatta della Mezzogiorno, sottotono anche se bellissima e struccata. Salvo la mimica facciale di Javier Bardem, anche se sarebbe stata più adatta ad un film muto.
Insomma, quella che dovrebbe essere un’attesa struggente di 53 anni, 7 mesi e 11 giorni scivola via come acqua fresca, priva di fuoco, di pathos. Non una sola pagina di Marquez si accende sul grande schermo. Evitatelo, se potete.

Poi c’è tutto il resto del fine settimana.
Mentre mangiavo sushi -con le mani, stavolta- e bevevo birra ho trattato con la levità della tristezza acquisita quello che per me è un evidente problema: come essere felici senza amore e suo malgrado*.
Un esercizio confessorio di cui Effe ed il Conte hanno riso di gusto. Forse sto diventando una donna di fine concetto.
                                                                                                          * G.G. Marquez

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